programma mensile

il programma di FEBBRAIO 2018 di Ezechiele a Lucca

In passato abbiamo spesso omaggiato Alfred Hitchcock riproponendo i suoi capolavori più conosciuti ed altrettanti da scoprire. Stavolta la figura imprescindibile del maestro del thriller ricorre non in una retrospettiva di suoi film ma in un percorso, certamente non esaustivo, del cinema che deriva da quello di Hitchcock. Fonte di ispirazione per decine di registi, nei film che vi proponiamo trovate quattro esempi di come l’ispirazione vada oltre la mera citazione o copia per approdare ad un vero proprio cinema che riprende e valorizza gli stilemi in qualcosa di originale. Abbiamo così Truffaut, uno dei registi più appassionati da Hitchcock (vedi il suo celebre libro-intervista) con La sposa in nero, Brian De Palma, che più degli altri ha assimilato il suo cinema in tutta la sua filmografia con Vestito per uccidere e Omicidio a luci rosse, per finire con Park Chan-Wook ed il suo perfetto Stoker. Il cinema di Hitchcock rivisitato da tre registi che ne esaltano e rielaborano la sessualità. l’ambiguità uomo-donna, il voyeurismo, la perversione, la devianza.
Le prime visioni del mese iniziano con 50 primavere, inno all’amore nel mezzo della vita, per proseguire con il sorprendente thriller indonesiano Marlina, omicida in quattro atti, con il letterario Un sacchetto di biglie, per finire con uno dei capolavori della stagione; quel Corpo e anima della regista ungherese Ildikó Enyedi, vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino e finalmente sullo schermo di Ezechiele

Martedì 6 febbraio 2018 ore 21.30
Cinema Astra – Prime visioni
50 PRIMAVERE
di Blandine Lenoir – Francia, 2017 – 89’  con Agnes Jaoui, Thibault de Montalembert
Aurore Tabort ha già vissuto un momento non facile quando aveva 40 anni. Oramai cinquantenne, si ritrova quasi nonna e senza lavoro. Aurore, però, ha un nome da principessa e, aggrappandosi alla vita, inizia a ricercare il suo principe azzurro.
L’opera seconda da regista dell’attrice Lenoir si appoggia interamente, saggiamente, sull’interpretazione di Jaoui: che indossa un personaggio intessuto di cliché e lo attraversa con il voluto spaesamento di chi proprio non se l’aspettava, dalla vita, che le cose sarebbero andate così. Ma pure lei, con Lenoir, pare bloccata tra due porte scorrevoli: tra la commedia dolciastra e malinconica apparentemente inevitabile se i protagonisti s’avvicinano alla terza età e scene più esplicitamente comiche, piccole gag insistite e momenti buffi più o meno efficaci. Tra il tentativo di fotografare un preciso (e sotto-rappresentato) periodo della vita femminile con autoironica genuinità e l’improvviso didascalismo di alcune situazioni, dialoghi, personaggi di contorno. Tra il desiderio di sbeffeggiare lo stereotipo e l’impossibilità di non cavalcarlo.

Mercoledì 7 febbraio 2018 ore 21.30
Auditorium Fondazione Banca del Monte – Gli hitchcockiani
LA SPOSA IN NERO
di François Truffaut – Francia, 1967 – 107’ con Jeanne Moreau, Michel Bouquet
Cinque perditempo provocano accidentalmente la morte di un poveretto che si è appena sposato. La vedova dedica la sua vita alla vendetta.
Da un romanzo di Cornell Woolrich, Truffaut realizza un ritratto femminile insieme dolente e glaciale. Julia, la disperata protagonista, cerca e uccide le sue vittime con la crudeltà di chi non ha più niente da perdere: solo con la loro morte si chiuderà il cerchio del suo amore impossibile. Truffaut, che ha sempre esplicitato la sua ammirazione e amore per Hitchcock, realizza un film perfetto in cui i suyoi elementi si esaltano e al tempo stesso va oltre agli stilemi hitchockiani, depotenziando la suspense. La Moreau è stupenda nella sua inquietante freddezza.

Martedì 13 febbraio 2018 ore 21.30
Cinema Astra – Prime visioni
MARLINA, OMICIDA IN QUATTRO ATTI
di Mouly Suria – Indonesia/Francia, 2017 – 93’  con Marsha Timothy, Dea Panendra
Festival di Cannes – Quinzaine des Realisateurs
Marlina vive a Sumba in Indonesia. Sta risparmiando per poter seppellire il marito secondo i riti tradizionali. Un uomo si presenta alla sua porta e, impassibile, la informa che lui e sei compagni sono venuti per prenderle tutti i soldi, il bestiame e infine per stuprarla. Mentre è costretta a preparare la cena ai suoi aggressori, Marlina medita la propria vendetta.
Un sorprendente western al femminile, trasportato nei vasti panorami dell’Indonesia rurale e dominato dalla figura forte della protagonista, capace di ribellarsi alla brutalità dell’universo maschile. La regista Mouly Surya utilizza richiami e citazioni per ricreare «un cinema pop oltre che popolare, in grado di giocare con i codici espressivi e contenutistici allo stesso tempo, alla ricerca di una forma che acquisti concetto in quanto tale (R. Meale)». La seconda prova di una giovanissima regista che sa legare tradizioni cinematografiche diversissime attraverso uno sguardo colto, vivace e leggero.

Mercoledì 14 febbraio 2018 ore 21.30
Auditorium Fondazione Banca del Monte – Gli hitchcockiani
VESTITO PER UCCIDERE
di Brian De Palma – Usa, 1980 – 105’ con Michael Caine, Angie Dickinson, Nancy Allen
Kate Miller è in cura dal dottor Robert Elliott per disturbi legati all’insoddisfazione sessuale. Un giorno la donna viene assassinata a rasoiate. Al delitto assiste Liz, una giovane squillo che vede l’assassino: una donna bionda. Liz, sconvolta, raccoglie da terra il rasoio insanguinato ed è, per questo, fortemente sospettata dal tenente di polizia Marino. Nel frattempo un transessuale di nome Bobby telefona al dottor Elliott, del quale è un paziente, autoaccusandosi del delitto e preannunciando quello della testimone. De Palma rivisita la lezione hitchcockiana alla luce di un’estetica della violenza e della sessualità (l’ambiguità uomo-donna, il voyeurismo, la perversione, la devianza). Carne e sangue si mescolano a splendidi momenti di cinema (l’inseguimento al museo), citazioni e suspense barocca. Al successo del film contribuì anche la musica di Pino Donaggio.

Martedì 20 febbraio 2018 ore 21.30
Cinema Astra – Prime visioni
UN SACCHETTO DI BIGLIE
di Christian Duguay – Francia, 2017 – 110’ con Dorian Le Clech, Batyste Fleurial, Patrick Bruel
Ci sono tante prospettive per raccontare un avvenimento cruciale per l’umanità intera come l’olocausto. Christian Duguay, regista e co-sceneggiatore di Un sacchetto di biglie, ha deciso di adottarne una fanciullesca e forse ingenua, ma non per questo scarna di significato.
D’altro canto, il best seller omonimo da cui è tratto il film, scritto da Joseph Joffo che è anche il vero protagonista della storia, racconta l’epopea di una famiglia ebrea francese, ma soprattutto di due bambini (Joffo appunto e suo fratello maggiore), costretti ad attraversare la Francia a piedi per sfuggire alla persecuzione tedesca.
Il regista, dopo essersi a lungo confrontato con Joffo, ha dichiarato di aver capito due cose fondamentali che infatti sarebbero poi diventate le basi del film: la prima è che avrebbe dato maggiore spazio al cuore nascosto del libro, la figura del padre; la seconda è che quella narrata era una “storia così forte, ma soprattutto così sfortunatamente universale, che è impossibile non vederci l’attualità, la sofferenza, e sì, a volte i momenti di felicità delle popolazioni che si spostano oggi nel mondo” (Christian Duguay).

Mercoledì 21 febbraio 2018 ore 21.30
Auditorium Fondazione Banca del Monte – Gli hitchcockiani
OMICIDIO A LUCI ROSSE
di Brian De Palma – Usa, 1984 – 109’  con Craig Wasson, Melanie Griffith, Gregg Henry
Jake è un attore che soffre quando si trova in ambienti chiusi; licenziato, abbandona il set. Torna a casa e trova la moglie in compagnia di un altro uomo. Cerca di rifarsi una vita. Un collega, conosciuto per caso (almeno così sembra), gli presta una magnifica villa da cui, ogni sera, si vede, in una casa di fronte, una splendida ragazza nuda. Jake, naturalmente, se ne innamora e cerca disperatamente di incontrarla. Il film è la sintesi della retorica hitchcockiana, tra erotismo e ironia. Melanie Griffith riesce a imporre la sua presenza e si prenota per futuri successi. Brian De Palma è al massimo della forma.

Martedì 27 febbraio 2018 ore 21.30
Cinema Astra – Prime visioni
CORPO E ANIMA
di Ildikò Enyedi – Ungheria, 2017 – 116’ con Alexandra Borbély, Morcsányi Géza, Ervin Nagy
Orso d’Oro come miglior film al Festival di Berlino
Maria inizia a lavorare in un macello di Budapest come supervisore ma ben presto cominciano a susseguirsi i pettegolezzi sul suo conto. A pranzo sceglie sempre di stare seduta da sola ed è ligia al suo dovere, attenendosi strettamente alle regole. Il suo mondo è fatto di figure e dati impressi nella sua memoria fin dalla prima infanzia. Endre, il suo capo, è un tipo tranquillo. I due lentamente iniziano a conoscersi. Veri spiriti affini, si stupiscono di fare anche gli stessi sogni di notte. Con cautela, tenteranno di far divenire i sogni realtà.
“Le anime, la pietà, l’amore fanno giri strani e imprevedibili, ci racconta Ildikó Enyedi in questo film sospeso tra poesia e umorismo, tra razionalità forzata e assurdo sentimentale, dove corpi umani irrigiditi e complessati, regolati da rituali solitari e minuziosi, possono sciogliersi solo attraverso la libertà dell’immaginazione. Corpo e anima ci parla della nostra impossibilità amorosa, dell’insensibilità cui ci costringiamo, dei tentennamenti, delle ritrosie, delle ansie, del bisogno vitale che abbiamo di superarle, in un mondo crudo, dov’è indispensabile guardare negli occhi gli animali che abbattiamo. Affrontare il dolore per riuscire a vivere.” (Emanuela Martini, Film Tv)

Mercoledì 28 febbraio 2018 ore 21.30
Auditorium Fondazione Banca del Monte – Gli hitchcockiani
STOKER
di Park Chan-wook– Usa, 2013 – 99’ con Mia Wasikowska, Nicole Kidman, Matthew Goode
Dopo la morte del padre Richard , il rapporto tra l’adolescente India (Mia Wasikowska) e la madre Evie (Nicole Kidman), donna emotivamente instabile e dalla fragile personalità, diventa ancora più chiuso in una dolorosa incomunicabilità, fino a quando le due ricevono, inaspettatamente, la visita dell’enigmatico zio Charlie (Mattew Goode), che si trasferisce senza alcun preavviso nella loro abitazione. Nonostante i forti indizi che la inducono a sospettare che le reali motivazioni che spingono lo zio a rimanere lì siano ben altre, India comincia a sentirsi pericolosamente attratta dall’uomo e dalle sue maniere. Park Chan-Wook, al suo esordio a Hollywood dopo thriller di grande potenza realizzati nel suo paese, omaggia al tempo stesso due punti di riferimento del substrato culturale del cinema horror e thriller. Da una parte, nel titolo, Stoker che rievoca l’autore di Dracula e dall’altra Alfred Hithcock, maestro indiscusso del cinema e della suspense.
E Park Chan-wook riesce nell’impresa dando una eleganza di stile e tono alla atmosfere dark del film omaggiando i cult hitchcockiani rielaborando più di una scena dei capolavori del maestro.

Ezechiele

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