Al Cinema: Capannori

FIAMMA D’AMORE VIVA – Gemma Giannini

Fin da piccola la mia vita è stata legata a Gemma; il mio bisnonno l’aveva accolta in casa e Gemma era divenuta una figura di famiglia, come una figlia. Aveva perfino tenuto in collo mio nonno Gabriele, il più piccolo dei dodici bambini di casa. Ricordo un senso di timore, perché fra tutte le memorie di Gemma mi restavano impresse quelle dove compariva il diavolo.
La casa dove la mia famiglia aveva abitato con lei mi spaventava: era scura e, quando entravo nella sala da pranzo, fra tante foto dei miei avi, avevo paura, anche se cercavo di non farlo vedere. Mi colpiva il grande crocifisso al centro della sala: dicevano che una volta aveva staccato il braccio dalla croce per stringersi a Gemma. In casa dei miei genitori, poi, c’era un quadro di lei raffigurata in estasi, quando passavo lì davanti evitavo di guardarlo, per paura di vedere il diavolo.
Nel corso degli anni la mia conoscenza di Gemma si è fatta più limpida e profonda, e ci sono tanti bei ricordi legati alla sua festa, il 16 maggio, quando mi portavano al Santuario delle monache passioniste. Era un giorno d’allegria: l’atmosfera gioiosa, la messa, le musiche solenni, il coro delle monache, le bancarelle sul piazzale davanti alla chiesa…
Anche da adolescente Gemma mi è sempre stata accanto, la sua foto era sempre sul comodino delle camere dove dormivo, ma ero preoccupata all’idea di conoscerla meglio: temevo di essere trascinata nella sua sofferenza, ossessionata dalla presenza del Maligno. Solo alla fine, spinta da tante persone che conoscevano la mia famiglia, ho letto gli scritti di Gemma, del suo padre spirituale – il passionista Germano Ruoppolo – e di zia Cecilia Giannini, che le era stata accanto fino alla morte. Proprio Cecilia mi ha fatto da guida per avvicinarmi alla vera Gemma: mi ha dato la chiave per conoscerla e parlare di lei con l’esperienza di chi l’aveva sempre seguita, osservata, criticata, amata e sostenuta.
Allora Gemma mi si è presentata per quello che è stata davvero: la folle innamorata di Gesù, interamente votata a Lui che, ricambiandola, le ripeteva: “Amore vuole amore, fuoco vuole fuoco”. Questo è il titolo del mio libro dedicato a Gemma: Amore vuole amore. Poi ho accolto l’invito di partecipare a Fiamma d’amore viva perché, tramite il film, tutti possano conoscere questa santa che ho sempre considerato parte della mia famiglia: una creatura che, nel silenzio e nel riserbo più totale, scoprì in sé il mistero dell’amore.

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